Museo dell'Emigrante - Roasio

Il Museo dell’Emigrante di Roasio, fondato nel 2001 e dal 2010 ospitato nei locali dell’ex Scuola Elementare in frazione Sant’Eusebio, raccoglie le testimonianze dell’emigrazione roasiana dal XIX al XX secolo, esponendo e conservando documenti, fotografie e oggetti che raccontano la storia dei roasiani che dalla fine dell’Ottocento lasciarono il paese d’origine per cercare fortuna all’estero.

Già dall’esterno dell’edificio è possibile cogliere l’originalità di questo Museo e l’importanza rivestita dal fenomeno migratorio per la storia del paese: lo stendardo posto sulla facciata ci dice infatti come Roasio sia “Il Paese con la Valigia”, proprio per i continui spostamenti che interessarono i suoi abitanti, mentre le trentacinque bandiere esposte indicano i paesi del mondo in cui hanno vissuto gli emigranti roasiani. Questo piccolo paese delle colline vercellesi conta infatti dall’Ottocento ad oggi più di 2000 persone emigrate all’estero e tuttora su circa 2500 abitanti, oltre 600 sono residenti fuori dall’Italia, registrando, a livello regionale e non solo, il più alto numero di elettori residenti all’estero. Dopo le prime migrazioni verso la Francia e la Svizzera, nel corso del Novecento i roasiani si sono spinti sempre più lontano, raggiungendo località situate in tutto il mondo. Come mostra il planisfero posto all’ingresso del Museo essi hanno davvero toccato gli antipodi.

Il continente d’elezione fu però sicuramente l’Africa, che dalla fine dell’Ottocento con i primi pionieri, richiamò nel secolo scorso un numero sempre crescente di emigranti roasiani, che si stabilirono prevalentemente in Nigeria, Costa d’Oro (oggi Ghana) e Congo Belga. Qui si dedicarono dapprima alla costruzione di strade, ponti e ferrovie poi, dal secondo dopoguerra, con la crescita economica degli stati africani, all’edilizia, contribuendo all’edificazione delle nuove capitali come Accra e Lagos. Caratteristica di questa emigrazione è però il fatto che chi partiva faceva poi sempre ritorno al paese d’origine, in modo temporaneo tra una campagna lavorativa e l’altra, in modo stabile al termine dell’attività lavorativa, portando con sé fotografie, documenti e oggetti vari di artigianato locale, oggi generosamente donati al Museo.

I documenti cartacei (passaporti, contratti di lavoro, lettere, assegni bancari) e le numerose fotografie raccolte nelle due sale dell’esposizione museale raccontano dunque del lavoro, dei viaggi e della vita quotidiana dei roasiani in questi paesi lontani: tra paesaggi caratterizzati da una natura lussureggiante e da animali esotici, emergono spaccati di una vita fatta certo di fatica, duro lavoro e nostalgia per il paese d’origine, ma anche di passatempi come la caccia, feste e occasioni di ritrovo con amici e compaesani. Le immagini esposte sono solo una parte del ricco patrimonio fotografico conservato dal Museo, che possiede anche una biblioteca e un archivio con le 1196 schede biografiche degli emigranti roasiani finora raccolte, entrambi disponibili per la consultazione.

Accanto a queste testimonianze, il Museo conserva inoltre un’interessante collezione di oggettistica africana, tra cui maschere rituali, statue, strumenti musicali, monili e oggetti di uso quotidiano.


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