Principato di Lucedio

L’abbazia è fondata nel primo quarto del XII secolo, presumibilmente nel 1123 ad opera di alcuni monaci cistercensi provenienti dal monastero di La Ferté a Chalon-sur-Saône, in Borgogna, su terreni donati loro dal marchese Ranieri I del Monferrato della dinastia degli Aleramici. Tra XIII e XIV secolo la sua rinomanza e la sua espansione patrimoniale crescono costantemente, e l’abbazia svolge un ruolo di primo piano nella storia del Marchesato del Monferrato. Il patrimonio terriero dell’abbazia si estende ben oltre le terre prossime al monastero (con le grange di Montarolo, Darola, Castel Merlino, Leri, Montarucco, Ramezzana, ecc.), comprendendo anche appezzamenti dislocati in un’area vasta nel Monferrato e nel Canavese. Nel 1457 il monastero cessa di essere di pertinenza diretta dell’ordine cistercense, divenendo Commenda, fino a che nel 1784 l’abbazia viene secolarizzata e le sue grange divengono parte della Commenda Magistrale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1792 Lucedio passa al duca Vittorio Emanuele I di Savoia, e quindi - durante la dominazione francese – è ceduto a Camillo Borghese. In seguito, dopo la caduta di Napoleone, varie famiglie nobili subentrano nel controllo della vasta tenuta. Dell’antico monastero medievale, eretto dai cistercensi nel XII secolo e poi ampliato nel corso del periodo di d’oro dell’abbazia (secoli XIII e XIV) si sono conservati il campanile a pianta ottagonale, l’aula capitolare (metà del XIII secolo) con colonne in pietra, la suggestiva Sala dei Conversi con slanciate volte a vela che poggiano su basse colonne. L’antica chiesa abbaziale (che si fa risalire agli anni 1150-75) divenuta ormai malconcia e pericolante, viene abbattuta a metà Settecento per far posto ad una nuova chiesa, edificata in eleganti forme barocche tra il 1767 ed il 1770. All’interno della cinta muraria si trova una seconda chiesa: la cosiddetta chiesa del popolo (oggi sconsacrata), costruita nel 1741 su disegno di T. Prunotto per le funzioni sacre destinate alle famiglie contadine ed alla gente comune abitante in Lucedio.

 

 


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