Sacro Monte di Varallo

La sacra rappresentazione, unica al mondo per dimensioni e coerenza iconografica, oggi comprende 45 cappelle, ricche di 800 statue in legno e terracotta policroma a grandezza naturale e più di 4000 figure a fresco: ogni cappella rappresenta infatti un episodio della vita o della Passione di Gesù, e complesse scenografie sono presenti a corredo della narrazione. L’itinerario tra le cappelle si divide in due parti ben individuabili: la prima (cappelle 1-19) occupa la parte più impervia del colle ed è completamente immersa nel verde, mentre la seconda (dalla cappella 20 alla Basilica) copre la sommità del Monte. L’idea dell’edificazione di un Sacro Monte posizionato su di un’imponente parete rocciosa che sovrasta l’abitato di Varallo fu concepita nel 1481 dal frate francescano Padre Bernardino Caimi. Verso la metà del XV secolo, aveva cominciato a diffondersi, in Occidente, un forte bisogno di riprodurre i luoghi della Terrasanta, il pellegrinaggio verso la quale, a causa dei Turchi, stava diventando sempre più pericoloso. Nel 1486, ricevute - grazie anche ai buoni rapporti con Ludovico il Moro - le necessarie autorizzazioni e contando su importanti donazioni, Padre Caimi poté vedere iniziare l’edificazione della chiesa di Santa Maria delle Grazie, annessa al convento francescano, e contestualmente quella delle prime cappelle del Sacro Monte. La morte, nel 1498 o 1499, di Padre Caimi non arrestò il programma di edificazione, stante anche la notorietà che il Sacro Monte iniziava ad avere come meta di pellegrinaggi devozionali e l’approvazione ricevuta dal Ducato di Milano: fino a tutto il XIX secolo il sacro Monte rappresenterà un formidabile cantiere aperto, dove lavorarono insigni artisti, non solo locali. Tra tutti spicca la figura di Gaudenzio Ferrari (1471/75 – 1546), pittore, scultore e architetto valsesiano che lavorò all’opera dal 1499, anno della morte del padre fondatore Caimi, al 1529, quando si trasferì a Vercelli. È opera sua l’ideazione e la realizzazione delle scene della Natività, dell’arrivo dei Magi, della Crocifissione e della Pietà. Dopo di lui si avvicendarono nel cantiere valsesiano i Lanino, il Luini, l’architetto Galeazzo Alessi, gli scultori Tabacchetti e Giovanni d’Errico e i pittori Morazzone, Tanzio, Rocca, Gherardini e Gianoli che presero parte al rinnovamento del complesso a partire dalla metà del Cinquecento. La Basilica è dedicata alla Vergine, fu costruita a partire dal 1814 con la facciata opera di Giovanni Cerutti e l’altare maggiore di Benedetto Alfieri.

 


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